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Igiene e profilassi


Le misure sulle quali si basa l’igiene orale sono sostanzialmente quattro:

• l’accurata e quotidiana pulizia dei denti e del cavo orale al fine di rimuovere la placca batterica e le condizioni che ne favoriscono l’insorgenza;
• il rafforzamento dei denti (fluoroprofilassi);
• un regime dietetico in cui siano ottimamente controllati gli alimenti che possono determinare la comparsa di carie;
• un razionale terapeutico finalizzato alla correzione di eventuali malposizionamenti dei denti

Nei dettami della pulizia quotidiana dei denti, presupposto basilare per preserva l’integrità dell’entità dento-gengivale e dello status della bocca, lo spazzolino e il filo interdentale si rivelano poi elementi indispensabili, soprattutto se abbinati alla rimozione del tartaro (detartrasi) effettuata periodicamente dallo specialista con sofisticate apparecchiature ad ultrasuoni o manuali, in quanto esso, se attacca l’osso che sostiene la radice del dente, e non si seguono le opportune precauzioni, può essere causa di gengiviti e/o malattie parodontali (o piorrea).

Lo spazzolino, strumento indispensabile atto a rimuovere in modo meccanico i residui alimentari e le microcolonie batteriche, deve rispondere ad alcuni requisiti fondamentali sia nella versione standard che in quella elettrica ( quest’ultima rappresenta un valido ausilio per chi ha scarsa manualità come gli artritici o per i disabili) : in primis, il manico deve essere dritto e comporsi di una testina arrotondata per raggiungere facilmente ogni angolo della bocca e non danneggiare le gengive, e i ciuffi devono essere ben distinti e determinati da setole artificiali, integre, di pari lunghezza e di media durezza. Non appena risulta privo di tali peculiarità, e comunque non oltre i due-tre mesi, lo spazzolino deve essere cambiato poiché con l'uso, infatti, si consuma e si deforma. Lo spazzolino deve essere altresì principalmente deputato alla quotidiana pulizia di dentiere o protesi fisse e/o mobili (prima di immergerle nelle apposite soluzioni disinfettanti) per evitare che la placca dentale provochi danni irreversibili alla salute gengivale e all’intero apparato paradontale, supporto essenziale di ogni manufatto protesico . Le stesse argomentazioni valgono per gli impianti.

E non dimentichiamoci dello scovolino ( alcune tipologie di tale strumento sono indicate nella pulizia di apparecchi ortodontici fissi) … cilindrico o conico con setole disposte radialmente, può essere montato su un supporto rigido e ha misure diverse adattabili ai diversi spazi in cui deve penetrare.
La procedura relativa di spazzolamento è poi fondamentale: si comincia con lo spazzolino asciutto e senza pasta dentifricia. I denti dell’arcata superiore si spazzolano uno o due per volta con movimenti cosiddetti " a rullo " dall'alto verso il basso, quelli dell’arcata inferiore invece dal basso verso l'alto,in modo da far entrare delicatamente le setole nel solco gengivale. Tutti i denti devono essere sottoposti ad una pulizia accurata, comprese le superfici interne, fino ad eliminare completamente qualsiasi percettibile traccia di placca.
Non spazzolare con troppo vigore per non provocare abrasioni al colletto del dente, lesioni alle gengive e/o piccoli traumi alla mucosa labiale che possono favorire la formazione di ulcerazioni o afte.
Una volta completata la spazzolatura a secco, anche della lingua, si usa il dentifricio, ottimo coadiuvante per la sua azione detergente, disinfettante e deodorante e per l'apporto di fluoro.

Il filo interdentale invece si rivela indispensabile per pulire perfettamente gli spazi tra i denti, dove non passa nemmeno lo spazzolino interdentale. Il filo interdentale è disponibile in diverse varianti: cerato (indicato particolarmente per chi ha molte otturazioni o i denti accavallati : scivola meglio!), non cerato, a nastro spugnoso (particolarmente indicato per i giovani: per rimuovere più placca) o a segmenti differenziati (per l'uso negli spazi interdentali di difficile accesso o sotto protesi fisse). Attorcigliando le due estremità alle dita delle due mani, il filo, teso fra l’indice e/o pollice viene inserito tra un dente e l'altro.
Superato il punto di contatto tra i denti, con movimento controllato per non ferire la gengiva, si posiziona delicatamente il filo nel solco gengivale a formare una C che "abbraccia" il dente, facendolo poi scorrere verso la superficie masticante (dall'alto al basso per l'arcata superiore e dal basso all'alto per l'arcata inferiore).

Vanno deterse entrambe le superfici dei denti a contatto e la manovra si esegue in tutti gli spazi interdentali, utilizzando sempre una porzione di filo pulita. Chi ha difficoltà a maneggiare il filo può usare le forcelle tendifilo.


Per controllare l’efficacia dello spazzolamento e dell’uso del filo interdentale, si può ricorrere ai “rivelatori di placca”, sostanze reperibili in farmacia, che colorano gli insospettabili residui di placca, mettendo in evidenza le aree non adeguatamente deterse.

I DENTIFRICI

La formulazione di un dentifricio deve realizzare una serie di funzionalità che si potrebbero definire “salutistiche”,ovvero: un’efficace azione pulente, e un concomitante rafforzamento di smalto e dentina. Deve riequilibrare lo stato delle parabole gengivali e insieme ridurre la carica batterica, il tartaro e la placca. E’ sufficiente sapere questo per formulare un dentifricio di successo? In realtà no.

Questo agente cosmetico di impiego così diffuso deve essere dotato di un’ulteriore serie di prerogative di tipo “sensoriale”: a) la consistenza, in primo luogo: se il cilindretto di dentifricio è troppo duro, non si riuscirà a porlo nemmeno sullo spazzolino; viceversa, se troppo fluido, tenderà inesorabilmente a scivolare prima di poter essere strofinato sui denti; b) secondo diktat, in gergo tecnico definito “palatabilità”: deve essere gradevolmente d’impatto con il palato.

Caratteristica che deriva da un insieme di diversi elementi, tra cui, ad esempio, l’aroma. Questa scelta è strategica e spesso richiede lunghe valutazioni su target di consumatori-tipo. Provate a pensare a un dentifricio specifico per bimbi: se l’aroma non incontra il gusto dei piccoli è davvero arduo pensare di educarli all’igiene orale!

Un buon dentifricio deve essere poi facilmente disperdibile a contatto con l’acqua, formare una giusta quantità di schiuma e fornire un effetto “polish” (lucidante) per consentire la pulizia della superficie dei denti e delle cavità interstiziali , caratteristica che deve essere percepibile anche sensorialmente. Come valutiamo l’effetto dopo esserci lavati i denti? In genere è un gesto automatico passare la lingua sulla loro superficie. Ecco che allora diviene importante l’aspetto, la lucentezza e il colore dei denti dopo il risciacquo.

Unitamente alla sensazione di alito fresco e bocca detersa, il cosiddetto ‘retrogusto’. Ma com’è la formulazione-tipo di un dentifricio? In genere esso contiene uno o più agenti tensioattivi, il più diffuso è il lauril solfato di sodio, e uno o più agenti di consistenza,molto impiegati i derivati dalla cellulosa e i carragenani, polimeri gelificanti ottenuti dalle alghe.

Gli ingredienti abrasivi sono oggigiorno presenti in una variabile dal 10% al 40%, solitamente silici precipitate o fosfati di calcio o allumina (attualmente il mercato è orientato verso un livello di abrasività medio-basso se comparato con quello richiesto qualche decina di anni fa). Il bicarbonato di sodio è un “polish” molto usato per ottenere un blando effetto sbiancante. Molto importanti sono gli agenti umettanti, ad esempio la glicerina e il sorbitolo, che servono a conferire la giusta morbidezza alla pasta dentifricia e favoriscono la sua dispersione nell’acqua.

Completano la formula i conservanti, l’ aroma, i coloranti e gli opacizzanti (biossido di titanio, che conferisce un aspetto bianco), i dolcificanti e naturalmente gli agenti attivi. Fra questi, i più diffusi sono i floruri, con azione demineralizzante nei confronti dello smalto dei denti.
I dentifrici di ultima generazione si avvalgono delle recenti scoperte nel campo dell’igiene orale e sono quindi arricchiti con ingredienti attivi ad azione specifica.

Contro i denti sensibili è interessante l’azione del nitrato di potassio, un sale che inibisce la sensazione di caldo o freddo nelle terminazioni nervose dentarie. Nel caso di gengive deboli e soggette ad infiammazione, è benefico l’impiego di ingredienti anti-irritanti come l’acido glicirretico ottenuto dalla liquirizia o il bisabololo, di riepitelizzanti come il pantenolo (pro-vitamina B5), Di idratanti come la betaina e anche di agenti filmogeni bioadesivi come il destano. E’ infatti dimostrato che, grazie ad essi, è possibile costituire un film protettivo su denti e gengive, che limita la formazione della placca batterica e favorisce l’azione delle sostante demineralizzanti.

In conclusione, possiamo asserire che la strategia terapeutica principale per mantenere la salute e l’integrità di denti e gengive rimane la corretta azione sinergica di dentifricio+spazzolino (associata, a seconda dei casi, a colluttori) , l’uso del filo interdentale e la visita periodica dallo specialista di riferimento: poiché una bocca sana è indice di rispetto per noi stessi e per la nostra salute! E naturalmente si preserva la bontà dei nostri rapporti interpersonali e sociali grazie alla prevenzione di poco gradevoli … alitosi.

L’ALITOSI

Dal punto di vista neuro-emozionale, l’ alitosi si configura come una problematica degna di nota per chi ne è afflitto.

Essa è un’inammissibile affezione che si concreta nell'emissione di odore sgradevole attraverso la fonazione. Ricercatori scientifici hanno puntualmente asserito che gli agenti anaerobici che proliferano e si annidano nelle pliche linguali, ove l’attrito con il palato è inferiore ed è più difficile la naturale rimozione delle sostanze che vi aderiscono, siano i principali responsabili del cosiddetto ‘alito pesante’.

E’ proprio in questa sede che i germi anaerobici metabolizzano le sostanze che contengono le proteine derivanti dalla desquamazione delle papille della lingua e della mucosa orale o da residui alimentari, e producono i cosiddetti composti solforati volatili , ovvero le caratteristiche esalazioni che unendosi all’aria espirata la arrichiscono del tipico dolore maleodorante, generando alitosi.

E’ dunque facilmente comprensibile come l’alito cattivo sia di maggior riscontro al mattino dal momento che, durante la notte, viene prodotta una minor quantità di saliva (la riduzione del flusso salivare diminuisce le capacità autodetersive orali,oltre naturalmente a favorire la proliferazione dei biofilm orali).

La causa etiologica più comune di alitosi è senza dubbio una scarsa igiene orale ( è per questo che si consiglia di spazzolare, con lo spazzolino da denti, almeno una volta al giorno, il dorso della lingua al fine di rimuovere meccanicamente la patina mucosa biancastra ed eventuali detriti ) oltre che determinate affezioni come carie dentarie destruenti, piorrea, gengiviti, ulcere o neoplasie della bocca e della lingua, sinusite cronica.

Anche malattie come le infezioni o i tumori del nasofaringe e dell’orofaringe, le bronchiectasie e gli ascessi polmonari, le affezioni dell’apparato gastroenterico (in particolare dell’esofago), come i diverticoli o le neoplasie esofagee, le esofagiti, l’insufficienza renale con iperazotemia e l’ernia iatale possono determinare alitosi. Inoltre in alcune patologie l’alitosi assume dei connotati caratteristici: nel coma diabetico assume un odore di acetone, nell’uremia un odore urinoso, nell’insufficienza epatica grave genera un odore fortemente sgradevole e nauseante (foetor haepaticus).

Tutto ciò comporta da un lato l’importanza di osservare scrupolosamente norme igienico-alimentari corrette ( oltre ai famosi cibi alitogeni, quali aglio e cipolla, è d’uopo evitare anche l’elevata assunzione di cibi proteici contenenti amminoacidi solforati, l’abuso di alcool, nonché certi tipi di farmaci) e dall’altro la necessità di attenersi ad una buona profilassi dentale. Masticare chewing-gum o caramelle deodoranti per l'alito può risultare utile, ma non si rivela un accorgimento risolutivo.

Il trattamento elettivo per combattere l’alitosi, preceduto ovviamente da un’approfondita anamnesi preliminare e da valutazioni obiettive del caso clinico mediante tests e indagini strumentali ad hoc, è senza dubbio un razionale terapeutico basato sull’azione sinergica di una corretta igiene orale domiciliare e professionale e di un efficace trattamento della patologia che ad essa sottintende.

L’iter procedurale eseguito dallo specialista mira in primo luogo alla determinazione numerica e la successiva rimozione della flora anaerobica presente sul dorso della lingua mediante l’ausilio di appositi strumenti (ricordiamo a tale proposito l’halimeter o altimetro, che contribuisce a dare una visione complessiva dell’entità del problema, e il test cosiddetto ‘organilettico’, indagine focale fondata sulla classificazione dell’odore del cavo orale in una scala da zero a cinque - assente-discreto-forte-fortissimo-inaccettabile), e contemporaneamente all’utilizzo di precise sostanze in grado di neutralizzare la flora residua (quali ad esempio la clorine dioxide stabilizzata )e soprattutto di arrestare progressivamente, mantenendo una situazione di “germ-free” tra un’igiene domiciliare e la seguente, la situazione di tali microorganismi per un periodo di tempo sufficientemente lungo da impedire la vivificazione del cavo orale.


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