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Nascita Federico
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Odontoiatria estetica


Il trattamento degli elementi dentali con discromie, displasie, piccoli diastemi, fratture e usure, rappresenta nell’attuale contesto socio-culturale un dilemma con valenza estetica particolarmente spiccato e di riscontro sempre maggiore nella pratica odontoiatrica.

Le anomalie di forma, colore e posizione possono essere determinate, fra le tante cause etiologiche, da alterazioni congenite di smalto e dentina, da traumi, da pigmentazioni causate da precedenti terapie farmacologiche (ad es., tetracicline) o possono essere l’esito indesiderato di iter terapeutici odontoiatrici pregressi. Vale la pena annoverare altresì le erosioni dentali determinate da patologie dell’alimentazione (bulimia e reflusso acido) molto frequenti in giovani pazienti.

Le faccette in ceramica e gli intarsi in oro e in ceramica sono sicuramente i più efficaci e performanti fra i restauri estetico-adesivi indiretti e rappresentano il trattamento ottimale nei tanti casi clinici in cui la tecnica diretta (otturazioni e ricostruzioni in resina composita fotopolimerizzabile) non è in grado di offrire risultati accettabili dal punto di vista estetico e in grado di perdurare nel tempo.

La tecnica indiretta prevede l’allocazione del restauro in ceramica feldplastica con tecnica di stratificazione, realizzato in laboratorio dall’odontotecnico seguendo le direttive dello specialista a partire da un modello ricavato da un’impronta e il successivo posizionamento del manufatto mediante l’impiego di tecniche adesive.

Tale restauro, se eseguito correttamente e inserito nell’ambiente orale con rigoroso rispetto di tutte le unità biologiche adiacenti, consente di ottenere il ripristino duraturo degli attributi morfo-funzionali ed estetici degli elementi dentali, nonché la correzione di inestetici disformismi, determinando la massima soddisfazione del paziente.

Le peculiarità che differenziano questo tipo di restauro da quelli eseguiti con tecniche protesiche tradizionali e che consentono di ottenere risultati estetici così significativi sono la minima quantità di tessuto dentale che deve essere approntato e la totale assenza di metalli di supporto, che valorizza le proprietà cromatiche della ceramica.

Esistono vari tipi di restauri indiretti in ceramica con indicazioni differenti e caratterizzati da preparazioni che interessano in varia misura il margine incisale, la superficie prossimale, il margine cervicale: intarsio, faccetta, intarsio a copertura e corona integrale.

Intarsi. Nei casi in cui la carie abbia creato una cavità di maggiore dimensione, lo specialista solitamente può optare, nella fase di ricostruzione del dente, per l’ausilio di un intarsio in oro o in ceramica (o resina composita) modellato in laboratorio sulla base di un calco dentario preparato anzitempo.

Questa metodica offre vantaggi in termini di resistenza ed effetto estetico. L’uso di tali compositi ha il vantaggio di essere mini-invasivo, di non determinare notevoli asportazioni di tessuto dentale e di mantenere inalterata la funzionalità dell’apparato masticatorio. Presentano però un limite : nel tempo è facile che si verifichi un cambiamento del colore. Inoltre, il trattamento non risulta indicato in caso di pigmentazioni, colorazioni grigiastre da assunzione prolungata di antibiotici in età pediatrica, decalcificazioni eccessive dello smalto, ricostruzioni continue che hanno determinato policromie sulla superficie dentale. Faccette (Veneers). Utilizzate per coprire adeguatamente gli spazi eventualmente esistenti tra dente e dente (diastemi), nei casi di irregolarità ortodontiche di lieve entità, in presenza di difetti di smalto e macchie permanenti, le faccette sono dei gusci di ceramica (priva del supporto interno d’oro, caratteristica propria della corona tradizionale) molto sottili, che, dopo essere costruiti appositamente sull’ impronta degli elementi dentali interessati, vengono cementati su denti scheggiati o usurati dal tempo.

Trattasi di un razionale terapeutico mini-invasivo, che non prevede la riduzione e la devitalizzazione del dente, ma solamente l’asportazione di un piccolo strato di smalto dalla superficie vestibolare. Corone.

Quando un dente risulta fratturato, presenta un’otturazione grande e di vecchia data, o è seriamente danneggiato da un processo carioso, lo specialista può optare per una corona. Questo manufatto, applicabile in un paio di sedute, rinforza e preserva quanto rimane dell’entità strutturale del dente.

Possiamo genericamente asserire che tutti i protocolli operativi prevedono, per quanto possibile, l’estensione dell’iter procedurale all’interno del solo smalto interessando minimamente la dentina, in modo da sfruttare al massimo le caratteristiche adesive dei materiali da cementazione, e che sono preferibili le preparazioni a 90° e chamfer.

Il trattamento deve essere preceduto da un’accurata fase diagnostica comprensiva di esame obiettivo, raccolta di immagini, esame di modelli di studio su articolatore. Ultimata questa fase di fondamentale importanza per la pianificazione, il protocollo prevede un paio di sedute.

La prima prevede la preparazione degli elementi, effettuata con frese diamantate ed eseguita in sedazione cosciente, seguita dalla rilevazione dell’impronta con materiali ad alta precisione che,insieme ai dati inerenti al colore e alla forma, sarà inviata all’odontecnico che realizzerà il restauro.

Alla fine della seduta iniziale, il paziente lascerà lo studio con provvisori in resina precedentemente approntati e adattati al momento. La comunicazione tra medico e odontotecnico rappresenta un presupposto imprescindibile ai fini dell’ottenimento del risultato migliore e si può raggiungere esclusivamente attraverso lo scambio del maggior numero possibile di informazioni e dati per consentire la costruzione di un manufatto di colore e forma ottimali. La seconda seduta prevede la cementazione del restauro e deve ovviamente essere preceduta da un’accurata prova per valutarne la precisione e il risultato estetico.

Effettuate tutte le verifiche,gli eventuali piccoli ritocchi e ottenuta l’approvazione del paziente, si procede all’isolamento degli elementi interessati con diga di gomma successivamente alla cementazione con resine composite fotopolimerizzabili.

Rifinitura, lucidatura ed eventuali aggiustamenti occlusali devono essere sempre seguiti da un’ esame scrupoloso di tutte ler superfici dell’unità dente-restauro per verificare la totale assenza di residui, irregolarità e fratture.

L’evidente performance di questa metodica odontoiatrica rappresenta la risposta più adeguata alle crescenti esigenze estetiche e funzionali del paziente.



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